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FELLINI IN SCENA!

dal 26 luglio al 28 settembre 2020

FELLINI IN SCENA!

fotografie di Franco Pinna
a cura di Claudio Domini e Paolo Pisanelli


una co-produzione Archivio Franco Pinna, Big Sur, Castello Volante, OfficinaVisioni
allestimento mostra Big Sur

In occasione del centenario della nascita di Federico Fellini, anche la Festa di Cinema del Reale rende doveroso omaggio al grande regista scomparso ventisette anni addietro, riconosciuto universalmente come uno dei massimi artisti in assoluto del secolo scorso. Lo fa con una preziosa mostra fotografica realizzata in collaborazione con l'Archivio Franco Pinna di Roma, detentore di materiali in gran parte inediti o ancora poco noti riguardanti Fellini. Si tratta di materiali che mostrano il regista in tutto il suo ridondante istrionismo secondo aspetti altrove difficilmente riscontrabili con altrettanta evidenza e varietà: ora nel pieno della concentrazione e della tensione del momento in cui opera e plasma, ora divertito e divertente nel dirigere da capitano di ciurma (come talvolta definiva le sue troupe al lavoro e il variopinto entourage entro cui si muovevano) avventure di set movimentate e appassionanti come racconti a sé stanti. La mostra, composta da cento fotografie in maggior parte a colori e in formati anche inconsueti come il panoramico, alcune delle quali già da tempo affermatesi come autentiche icone del cinema felliniano (il ballo della Masina in Giulietta degli spiriti, il Mastorna sotto la neve in Fellini. A Director's Notebook, il regista che si trucca da clown, il Rex di Amarcord, ad esempio), presenta le migliori stampe mai prima eseguite sul corpus felliniano di Pinna, restaurate digitalmente e realizzate direttamente dall’Archivio Franco Pinna espressamente per questa occasione.

“Tutti i film di Federico Fellini sono viaggi al confine della linea che attraversa i sogni e la realtà, sono seduzioni e avventure di vita dentro e fuori da set caotici che Franco Pinna riusciva  sempre a fissare in scatti fotografici necessari e sorprendenti. L’amicizia e la complicità che legava Franco e Federico si ritrovano in questa mostra fotografica che comprende le foto di scena dei film e gli scatti rubati o messi in scena fuori dal set dove l’esuberanza di Federico dilagava e veniva accolta dalla presenza calma e tranquilla di Franco che governava le forme di tutto quello che inquadrava.

Nel gioco delle inquadrature il film diventa fotografia e la fotografia diventa immagine in movimento.”

Paolo Pisanelli

 

Franco Pinna, fotografo felliniano.

“Occasionalmente è entrato nel teatrino della De Laurentis, dove facevamo il primo provino di Giulietta (Masina) per il personaggio di Gelsomina ne La strada. Lentamente, emerso come dall'ombra, mi ha chiesto se poteva fare qualche fotografia. Gliel'ho permesso e sono state fatte, queste fotografie, le prime del personaggio di Gelsomina; e questo fotografo che mi ha chiesto con così buona grazia il permesso era Franco Pinna …". Così Federico Fellini ricordava il suo primo incontro con Franco Pinna (La Maddalena 1925-Roma 1978), figura fra le più rappresentative della fotografia italiana nel secondo Novecento.

Non sono stati certo pochi i fotografi che hanno seguito Fellini. Sarebbe difficile, però, negare a Pinna il diritto di essere ritenuto il fotografo per eccellenza dei set felliniani, forse più ancora di quanto non possa essere considerato il suo amico di lunga data e antesignano dei “paparazzi” Tazio Secchiaroli. Tra il 1964 e il 1977, ossia tra i film Giulietta degli Spiriti e Il Casanova di Federico Fellini, sono state principalmente le immagini di Pinna a illustrare nella stampa nazionale e internazionale il cinema di Fellini, senza limitarsi a riprodurlo in parallelo alla cinepresa, ma testimoniando l'atmosfera e il senso vissuto dell’artigianalità che la sua laboriosa, non di rado rocambolesca preparazione comporta: il mio film me lo rivedevo restituito – ha detto in proposito Fellini – ivi compresi i momenti dell’attualità, dalle sue riprese: cioè anche l’attualità che non volevano riproporre le mie inquadrature. Pinna riesce in sostanza a proporre un altro sguardo al multiforme universo felliniano, complice di quello del suo creatore, ma sufficientemente autonomo da esso per cogliere qualcosa di diverso e di nuovo rispetto a quanto il solo film sarebbe in grado di comunicarci.


Quando incontrò per la prima volta Fellini, Pinna aveva appena iniziato la sua attività fotografica. Era stato qualche tempo prima in Lucania, nella prima delle spedizioni scientifiche, una nel 1952, l’altra nel 1956, che compì da quelle parti al seguito del maggiore antropologo italiano del Novecento, Ernesto de Martino. Pinna e De Martino collaborarono anche nel 1959, quando registrarono in Salento i riti ancora superstiti del tarantismo. Non solo il Sud più arcaico stimolava gli interessi e l’impegno di Pinna in senso sociale. Nel 1956, dietro un altro antropologo, Franco Cagnetta, Pinna aveva documentato le condizioni delle più degradate borgate di Roma, faccia nascosta di una città inebriata dagli entusiasmi per il crescente benessere economico.

Due fotolibri (La Sila, 1959, e Sardegna, una civiltà di pietra, 1961) segnano la conclusione della stagione etnografica di Pinna. Per quel tempo Pinna era diventato fotoreporter di punta de “L’Espresso”, compito che alterna alle già stabilite collaborazioni con riviste quali “Vie Nuove”, “Noi Donne”, “Il Mondo”. Dal 1963 Pinna è fotografo ufficiale anche di “Panorama”.

 Pinna muore improvvisamente nell'aprile 1978. Fellini, che su Pinna stava scrivendo la prefazione al fotolibro Itinerari emiliani, poi non più pubblicato, fu il primo a visitare la salma del fedele “Franchino”, così come lo chiamava.

 “Che cosa sia esattamente un “fotografo” in una troupe cinematografica […] non sono in molti a saperlo. Bisogna chiarire, anzitutto, che intorno a un film in lavorazione ruotano tre specie di fotografi. La prima è quella dei fotografi delle agenzie e dei quotidiani, dei settimanali e delle riviste. L'ufficio-stampa del film li invita generalmente in occasione delle riprese di certe sequenze che esso pensa siano più importanti, comunque più apprezzabili dal punto di vista giornalistico […]. Poi c'è il “fotografo di attualità”, scelto dal regista e dalla produzione con l'incarico di fissare gli avvenimenti attorno al film, prima e durante la lavorazione. A volte si tratta di un free-lance, relativamente libero anche nell'organizzazione della produzione del proprio lavoro; a volte, invece, di un professionista contattato e contrattato dalla produzione all'inizio dell'impresa […]. C'è, infine, il “fotografo di scena”, cioè colui che per conto della produzione ha il compito di documentare tutte, o quasi, le inquadrature del film, cogliendole con l'obiettivo o subito prima del momento della ripresa, o subito dopo. “                     

 

“Franco Pinna, forse il fotografo più delicato e discreto che io abbia incontrato nella mia carriera, scattava quasi sempre le sue foto un po' prima del ciak, sapendo bene quanto m'innervosisse prolungare anche solo di pochi minuti la scena dopo che avevo dato lo stop. Serio, metodico, molto silenzioso, Pinna faceva un eccellente lavoro. Le foto da lui eseguite sui miei set erano e rimangono fra le migliori, proprio perché nascevano da quella sua gravità e coscienziosità che, insieme con la sua stessa lentezza di movimenti, costituivano la prova di un'autentica concentrazione […]. Con Pinna, io ero sicuro che avrei avuto la documentazione più corretta e fedele di quanto stavo facendo, […] testimone fedele e personale insieme di quello che è l'ambiente di un set, la realtà del cinema nel suo farsi.” (FEDERICO FELLINI 1988)




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